Elena Verri

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Elena Verri

Profilo

Nata nel 1963 a Ginevra da genitori italiani.

Sin dall'infanzia ha sentito la necessità di esprimere le sue emozioni attraverso la voce, il corpo, la creta o la pietra.

Studia e si diploma al Conservatorio Superiore d'Arte Drammatica di Lausanne. Durante quel periodo si appassiona per la scenografia, i costumi e le maschere. Completa la sua formazione in scultura con maestri svizzeri, francesi ed italiani.

Oggi porta avanti parallelamente la sua attività di attrice - cantante e di scultrice.

La tecnica Raku

Alla scoperta della tecnica Raku

LA STORIA


Raku, tecnica di origine giapponese, nasce in sintonia con lo spirito zen che esalta l'armonia presente nelle piccole cose e la bellezza nella semplicità e naturalezza delle forme.

L'origine del raku è legata alla cerimonia del tè: un rito, realizzato con oggetti poveri tra i quali il più importante era la tazza, che gli ospiti si passavano l'un l'altro. Le sue dimensioni erano tali da poter essere contenuta nel palmo della mano.

Alla scoperta della tecnica Raku

L'invenzione della tecnica raku è attribuita ad un artigiano Coreano addetto alla produzione di tegole dell'epoca Momoyama (XVI secolo d.C.), Chojiro, che la sviluppò per poter più facilmente creare le ciotole per la cerimonia del tè (e in effetti il suo mecenate fu Sen no Rikyu, un maestro di questa cerimonia). Da quel momento divenne anche il cognome e il sigillo della stirpe di ceramisti discendente da Chojiro, tutt'ora attiva in Giappone.

Il termine giapponese raku significa letteralmente comodo, rilassato, piacevole, gioia di vivere. Le ceramiche raku arrivano ad avere un valore elevatissimo e sono molto ricercate. Molte di queste opere posso essere ammirate, infatti, in musei e collezioni private.

Alla scoperta della tecnica Raku

LA TECNICA


La tecnica raku è stata introdotta recentemente nel mondo occidentale che ne ha stravolto i risultati. L'effetto decorativo, con riflessi metallici e cavillatura, la singolarita del processo, dove l'oggetto è estratto incandescente dal forno, ne fanno una tecnica decisamente emozionante, che stravolge il metodo ceramico classico.

Durante il processo raku il pezzo subisce un forte shock termico; è quindi necessario utilizzare un'argilla robusta e refrattaria. Questo tipo di terra ha al suo interno della chamotte (granelli di sabbia) che diminuiscono il grado di contrazione, evitando così la probabilità di frattura. Il pezzo in argilla refrattaria dopo esser stato modellato viene cotto una prima volta tra 950-1000 C; dopodiche avviene la decorazione. In questa tecnica vengono utilizzati ossidi o smalti, quindi per avere un verde, ad esempio, non si utilizza il pigmento dello stesso colore ma l'ossido di rame.

Alla scoperta della tecnica Raku

La cottura raku, seconda cottura, avviene in un apposito forno dove la temperatura sale a 900 C - 1000 C. Quando il colore diventa lucido e il pezzo è incandescente si procede all'estrazione.

Il forno viene aperto e l'oggetto viene preso attraverso apposite pinze e viene immediatamente depositato in un contenitore di metallo pieno di materiale combustibile (fogli di giornale, trucioli, segatura ecc.) che oltre a bruciare soffoca anche il pezzo, provocando una grossa riduzione.

Alla scoperta della tecnica Raku

L'oggetto viene poi estratto nuovamente dal contenitore e immerso nell'acqua, dopodiché viene pulito per eliminare i segni della combustione e per far emergere i metalli in tutta la loro iridescenza e brillantezza.

L'anima del raku è la gioia di sperimentare e l'istintività; ogni oggetto è unico, particolare e irripetibile.

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